Mulligan

Mulligan

Ci sono quelli che amano i gatti e quelli che amano i cani. La mia famiglia ama i cani. Durante la mia infanzia avevamo sempre un cane, ma anche due o tre, come animale domestico. Allora, quando il nostro vecchio Golden Retriever, Scamper, morì, sapevamo che di lì a poco avremmo comprato un nuovo cucciolo perché era ormai inconcepibile vivere senza un cane.

Su internet trovammo la razza perfetta: un  Cavalier King Charles Spaniel. Il giorno dopo, ad un ristorante irlandese, parlavamo di nomi possibili per il nostro nuovo cucciolo. Ispirati dall’ambiente del ristorante, cominciammo a suggerire dei nomi irlandesi - Murphy, O’Malley, Sullivan - e dopo un po’ trovammo il nome perfetto: Mulligan. Il nome piaceva a tutti. Allora, dopo aver deciso il nome e la razza, l’unica cosa che rimaneva da fare era comprare il cucciolo.

Quel fine settimana andammo in un negozio per animali domestici vicino a casa nostra per vedere se per caso vendevano i Cavalier King Charles Spaniel. Entrati nel negozio, fummo subito travolti dal rumore assordante di una ventina di cuccioli. Tutti abbaiavano, tranne uno che, nel mezzo del caos, rimaneva silenzioso. Era più piccolo di tutti gli altri, nero con le zampe marroni e le orecchie penzoloni. Ci guardava muto dalla sua gabbia. In quel momento una donna apparve accanto a noi e cominciò a parlare del cucciolo silenzioso. Ci spiegò che la sua razza si chiamava Silky Terrier e che assomigliava al cane che aveva da bambina. Prima di andarsene aggiunse che, casomai stessimo cercando un cane, non si poteva trovare una razza migliore del Silky Terrier.

Di solito non credo nel destino, ma in quel momento non avevo dubbi che quel cucciolo fosse per noi. Completamente dimenticata l’idea di comprare un Cavalier King Charles Spaniel, facemmo uscire il cucciolo dalla gabbia e lo mettemmo per terra. Diventò immediatamente ovvio che Mulligan, benché piccolissimo e silenzioso, non era affatto timido. Fuori della gabbia, cominciò a correre intorno ai nostri piedi e finì per rimanere impigliato nella borsa di mia madre. Liberato, saltò su un giocattolo grande come lui e finì per fare la pipì per terra. Poi, esausto, si sdraiò fra i piedi di mio fratello a dormire.

Durante la mia infanzia avevamo sempre un cane, ma anche due o tre, ma Mulligan è davvero unico. Non è il nostro animale domestico ma piuttosto il membro più giovane (e più viziato) della nostra famiglia. Piace a tutti - anche a mia nonna che aveva sempre paura dei cani. Per i primi quattro mesi a casa dormiva su un piccolo letto nella cucina, ma quando andammo a vedere alcuni parenti in Italia per due settimane, e Mulligan rimase a casa, mio padre lo portò a letto ogni sera e da quel momento in poi non passò mai più una notte in cucina. Adesso si può trovare in fondo al letto ogni notte, che russa con soddisfazione. Col passare degli anni ha anche imparato ad abbaiare ai cani dell’ufficio veterinario. Quando penso a lui, però, penso sempre al cucciolo muto che fece pipì per terra, collassò fra i nostri piedi, e fu portato a casa, esausto, in una piccola scatola di cartone.


Megan Kerin