Jacob e la pianta

Jacob e la pianta
 
C’era una volta un ragazzo molto pigro che si chiamava Jacob. Non voleva mai alzarsi dal letto, non voleva giocare con i ragazzi, e per fare ogni cosa la mamma o il padre gli doveva stare sempre dietro. Tutti i giorni Jacob si lamentava perchè a lui non piaceva stare fuori a vedere il sole o a giocare; non gli interessava la scuola e non sopportava quelle persone che facevano finta di essere amici e che andavano sempre in giro insieme. La pigrizia di Jacob era tale da farlo diventare un ragazzo veramente antipatico. 
Il primo giorno delle vacanze, la mamma di Jacob era in cucina a preparare il pranzo. Jacob stava nella sua camera a far niente. Era sdraiato sul letto, e guardava il ventilatore girare sulla scrivania. La mamma sentì i sospiri di Jacob dalla cucina e andò a vedere suo figlio; pensando che magari quel giorno Jacob avrebbe avuto la voglia di uscire di casa. Quando entrò in camera vide una mosca che volava intorno alla sua testa; ma lui non si muoveva, anzi, era quasi addormentato. In quel momento la mamma era disperata, e sottovoce disse “Che posso fare di più? Non sono una brava mamma? Non c’è qualcuno che ci può aiutare con questo ragazzo?”
Jacob sentì la mamma entrare nella sua camera e si girò versa la porta. “Ciao mamma” disse Jacob “mi sento stanco oggi”. La mamma cominciò a piangere e guardò suo figlio con occhi bagnati e luccicanti: “Figlio mio, ti prego, con tutto il mio cuore; vai fuori per un po’. Mettiti per terra a dormire se vuoi ma ti supplico di uscire di casa!”
Jacob, che era già stanco di questi discorsi, decise di andare fuori, soltanto perché non voleva più sentire gridare i suoi genitori. Si buttò giù dal letto e con tutta la sua forza, uscì fuori. Il sole splendeva, il prato era verde e tenero e il vento soffiava con dolcezza, come se volesse solleticare la pelle del ragazzo pigro per fargli sentire la voglia di vivere. Jacob arrivò in fondo al prato, un po’ lontano dalla casa, sotto l’ombra di un grande albero. La terra odorava di un profumo delicato e piacevole. Jacob si stese per terra pensando di addormentarsi di nuovo senza distrazioni. Il vento frusciò e le foglie dondolarono sopra di lui, e Jacob sentì la ninnananna della natura tutt’intorno. Mentre le foglie si muovevano, la luce del sole filtrava ogni tanto, come se l’aria fosse incantata e la terra diventasse acqua. Jacob si sentì scivolare nel mondo dei sogni.
Da lontano sentì una piccola voce: “Scusa, ma te come ti chiami?”. Jacob si girò sulla pancia borbottando mentre sognava. All’improvviso sentì quella stessa voce gridare “Aiiiii! Aiuto! Mi vuoi uccidere!? Aiiiii! Mi stai schiacciando! Aiiiiooooo!”. Jacob si svegliò spaventato, si alzò e guardò tutt’intorno: “Chi c’è? Chi grida?!” Ma non vide nessuno.
Jacob pensò di aver fatto un incubo, e si rilassò.
Ma poi sentì la voce di nuovo, proprio accanto a lui e gli disse: “Grazie mille amico mio. Non ti volevo spaventare ma mi hai fatto un po’ male, lo sai? Ma non ti preoccupare; sto bene ora. E allora, come ti chiami?”. Lì al suo fianco, Jacob vide una piccola pianta, non più grande del suo dito indice. Jacob scosse la testa pensando che magari stesse ancora dormendo. La pianta gli disse, in tono sbalordito: “Ma come mai riesci a muoverti così senza l’aiuto del vento? Sei un animale e non una pianta come me allora?”
Jacob si rivolse alla pianta: “Ma certo che mi muovo, mica sono un animale. Io sono un ragazzo e mi posso muovere quando e come voglio”.
La pianta gli rispose: “Davvero! Che meraviglia! Ti puoi muovere quando e come vuoi! Io, da quando sono nata, ho cominciato a crescere qua e non mi é possibile andare oltre questo posto. Devo passare tutta la mia vita qui e magari se divento più alta, posso vedere più lontano. Ma quanto mi piacerebbe poter andare dall’altro lato del prato. Ci sei stato? E’ bello lì?”. Jacob si avvicinò alla pianta e disse: “Ma certo che ci sono stato. Com’è possibile che tu non l’abbia visto?”
La pianta cominciò: “Perché io sono una pianta, e non avrò mai l’opportunità di andare in altri posti. Ma voglio vedere il mondo! Se io avessi radici come le tue, non mi fermerei mai. Andrei dappertutto”.  
Jacob spiegò: “Ma queste non sono radici, si chiamano gambe. Con l’aiuto delle mie gambe posso camminare in altri posti, oppure posso andare anche in bicicletta”. La pianta sospirò e disse: “Beato te ragazzo... Ma se tu puoi andare dove ti pare, mi faresti un grande favore...? Mi porteresti con te, almeno per oggi?”. Jacob guardò la piccola pianta e pensò come sarebbe strano non potersi muovere o andare in altri posti. Di solito a Jacob non piaceva doversi muovere, ma almeno poteva spostarsi se aveva la voglia di farlo. E poi, stare per sempre nello stesso posto... che noia.
“Aspetta un attimo” disse Jacob, e andò a cercare un vaso nel capanno del giardino. Tornò con il vaso e una piccola pala e disse alla pianta: “Mi chiamo Jacob, e oggi ti porterò con me a vedere il paese. Userò questa piccola pala per toglierti dalla terra e ti metterò in questo vaso qua; così ti posso portare dovunque. Mi devi dire dove scavare però, così non ti farò male”.
Allora, con molto cautela Jacob levò la pianta dalla terra e la mise nel vaso. Poi le dette qualche goccia di acqua. La pianta esclamò: “Jacob, amico mio! Sono così contenta! Mi fai un grandissimo piacere.” Jacob sorrise, e disse “Allora, andiamo.”
Quel giorno Jacob prese la bicicletta e mise la piantina nella cesta davanti. Andarono alla scuola dove Jacob mostrò alla pianta le aule, la mensa e il cortile. “Qua ho imparato tante cose del mondo, come leggere, contare, giocare e cantare canzoni” disse Jacob. Poi andarono in centro e Jacob mostrò alla pianta tutti i ristoranti, i negozi, e anche le persone. Presero un gelato insieme e dopo portò la pianta al lago dove le fece vedere come si fa a nuotare. Videro cani, gatti, uccelli, alberi, mucche, cavalli, chiese, fattorie; sentirono la musica e videro pure i quadri al museo.
Finalmente arrivarono in cima a una collina, un po’ fuori del paese. Jacob disse alla pianta: “qua é un bellissimo posto e si può vedere tutt’intorno. Vedi, lì c’è la mia casa nella valle e poi c’è la campagna”. Jacob si sedette per terra e mise la pianta giù.
“Caro Jacob” disse la pianta “mi hai fatto vedere veramente tante belle cose e sono contentissima di averti come amico. Ti ringrazio, ma ora capisco che veramente non è possibile per una pianta andare sempre in giro. È il mio destino restare in un singolo posto, e infatti ora sono contenta perché non posso più lamentarmi di non aver visto niente del mondo. Mi faresti un altro favore amico mio? Fammi un piccolo buco qua, in questo posto, e piantami. Da qui posso vedere tutto. Ma devi venire ogni tanto per raccontarmi del mondo laggiù. Me lo prometti?”
‘Certo” rispose Jacob. Allora, scavò un piccolo buco nella terra e mise la pianta lì, coprendo le sue radici con molto tenerezza. “Ci vediamo presto” disse Jacob e tornò verso casa con tanta felicità nel cuore. Da quel momento in poi, Jacob non restò mai più a letto per tutto il giorno ma andava spesso in giro con gli altri ragazzi per cercare le avventure. Portò la sua mamma e papà sulla collina ogni tanto per fare dei picnic e per ammirare la bellissima vista da quel posto. Jacob diventò uomo e viaggiò il mondo. La pianta crebbe e diventò un grande albero, sotto il quale Jacob andava spesso per sognare.
 
 
Gwen Gurley