America oggi, edizione di Domenica 16 agosto 2009

Faccio conoscenza dei preziosi collaboratori di Antonio Vitti, tra i quali: Federico Pacchioni (persona garbata e sensibile alla poesia che sta lavorando a un tesi di dottorato su Fellini; di lui ascolterò con piacere una bella conferenza sulla figura del burattino);  Edward Bowen (uno simpatico spilungone alto e magro, innamorato di una ragazza pugliese con tanti sogni e bisogni nel cassetto); Giuseppe Tamagni, Matteo e Gigi Lettieri (per la precisione  Marcogildo). 

Mi piace conversare, fra i docenti, con Claudio Bondì.  Scopriamo che siamo coetanei e che abbiamo avuto, a suo tempo,  gli stessi professori alla Sapienza.  Bondì mi racconta un po’ della vita squinternata di Rossellini del quale è stato assistente.  E mi piace – quando il tempo è bello - fare delle lunghe passeggiate per il campus con Ernesto Livorni.  Come quella che abbiamo fatto qualche giorno fa.  Il campus,  illuminato dal sole, sotto un cielo cristallino, era veramente bellissimo.  Ernesto, sollecitato da me, mi racconta la sua iniziale esperienza americana cominciata 26 anni fa, dopo la sua laurea a Urbino (tesi su Cesare Pavese), con un semestre passato alla Rutgers University e contestualmente le varie applications da lui fatte ad alcune università americane per il Ph.D. , titolo che avrebbe poi conseguito a Storrs (University of Connecticut) sotto la guida di Glauco Cambon.  Trascorso quello “Spring Semester” a Rutgers, Ernesto avrebbe passato un’incredibile estate nel New Jersey arrabattandosi con mille mestieri per sopravvivere in quei tre mesi che, dalla fine di maggio alla fine di agosto, lo separavano dal suo ingresso ufficiale come graduate student a Storrs. Anche questo fa parte dell’American Dream…  A un certo punto, passiamo davanti a un albero carico di frutti molto simili alle bacche di mirtillo rosso (cranberry).  Sotto vi compare una targa che recita: SELKIRK CRABAPPLE.  Malus Selkirk.  In memory of Matthew Munro Slautterback 1971-1991.     Un giovane studente di Middlebury morto a vent’anni: che altro aggiungere, se non l’infinita pietà di chi volle ricordarlo attraverso quest’albero gentile, pieno di delicatissimi  fiori?  

Ho fatto poi una piccola ricerca sull’albero crabapple.  In italiano si chiamerebbe “melo selvatico”, il cui fiore viene denominato “Fiore di Bach n. 10”,  il fiore ideale per chi desidera la purezza dell’ambiente in cui vive e del proprio corpo.  Da un punto di vista antropologico questo fiore simbolizza una persona fin troppo sensibile, suggestionabile, la cui mente è impegnata a cogliere ogni dettaglio, a ragionare su ogni mancanza.  È la persona, insomma, che sforzandosi di percepire ogni minuzia non bada alla molteplicità, come chi sforzandosi di percepire ogni singolo albero perda di vista il bosco.  
A pranzo converso con un folto gruppo di studenti interessati al teatro.  Fra di loro c’è Giulia Tellini, la figlia di Gino.  È una giovane donna molto gentile, appassionata anche lei di teatro (ha collaborato con Tiezzi) e ha scritto una tesi di dottorato di ricerca presso l’università di Firenze, sotto la guida di Siro Ferrone, su Gino Cervi. 

Dopo pranzo ho fatto una chiacchierata con Claudio Bondì su Pietro Germi (Bondì ha diretto un toccante documentario su questo regista).  Secondo lui i suoi migliori film sarebbero Divorzio all’italiana Il ferroviere;  secondo me Signore e signori (l’opera più satiricamente amara e caustica di Germi) e Un maledetto imbroglio, ma devo dire che non mi dispiacqueL’uomo di paglia. Mi piacerebbe molto rivedere tutti i film di Germi. M’è rimasto in mente il toccante, sconsolato finale del Ferroviere, con il protagonista (macchinista ferroviario), amante del buon vino, che muore sdraiato a letto mentre strimpella la sua chitarra. 
                                                                                                             

 

(continua)

Luigi Fontanella