America Oggi, edizione di Domenica 26 luglio 2009

FontanellaScrivo dal Vermont, Middlebury College, fondato nel 1800, che ha uno dei programmi estivi di lingue, letterature e culture straniere tra i più intensi e rinomati di tutto il Nordamerica, e che nel corso dei decenni ha formato intere generazioni. 
Io sono qui già da circa tre settimane e sto tenendo un corso multidisciplinare di sei settimane tutto incentrato sulla figura di Pier Paolo Pasolini.  
Ogni estate il Campus si riempie di studenti provenienti da ogni dove per imparare lingue e culture di tanti Paesi: Francia, Germania, Italia, Portogallo, Russia, Spagna, ecc. (li ho scritti in ordine alfabetico per non far torto a nessuno di essi).  
Certo, è ben strano – pensavo in macchina venendo fin qua – insegnare un corso su Pasolini nel Vermont: potrà interessare al mondo di questi giovani studenti americani del terzo millennio,  lontano le mille miglia per storia e temperie culturali, il mondo pasoliniano degli anni Sessanta-Settanta?  O, più in generale, è veramente possibile imparare l’italiano in un contesto tanto lontano dall’Italia sia per geografia sia per antropologia culturale?  La mia risposta, ora che il programma è per così dire al suo giro di boa, è decisamente affermativa.
Ho pensato, pertanto, visto che è proprio la lingua italiana al centro di questo programma, di dedicare il Linguaio odierno e quello delle prossime due-tre domeniche proprio all’apprendimento del nostro idioma  (e relativa cultura italiana), così come avviene qui a Middlebury College.  E lo farò attraverso una specie di racconto-diario di questa mia esperienza estiva, “diario” nel quale cercherò di mettere a fuoco alcuni tratti-chiave e alcuni aspetti, talora perfino sorprendenti, di questo programma (attualmente ne è intelligente direttore Antonio Vitti, dell’Indiana University), che è, dopo il tedesco,  tra i più antichi e gloriosi di questo College, e che in passato ha avuto quali direttori docenti come Edoardo Lebano e Michele Lettieri.  
Ho detto “sorprendenti”; l’aggettivo mi sembra effettivamente appropriato se penso che fin dall’inizio dei corsi, in occasione della cerimonia d’inaugurazione, gli studenti si sottopongono a una specie di rituale consistente in un solenne giuramento (“Language Pledge”), in base  quale per l’intera durata del programma dovranno parlare esclusivamente e unicamente italiano!  Sono perfino previste “sanzioni” se qualcuno trasgredirà questo giuramento. 
Fra i miei colleghi di quest’estate ci sono Dacia Maraini (corso sul teatro femminile); Antonio Nicaso (sulla mafia); Gino Tellini (sulla parodia e sulla teoria letteraria); Ernesto Livorni (sulla letteratura rinascimentale e moderna); Claudio Bondì (sul cinema di Totò); Enrico Bernard (sul teatro e sulla commedia dell’arte); Paul Colilli (su Petrarca e il petrarchismo); Antonello Borra (su cinema-lingua-letteratura); Domenico Scarpa (sulla poesia del Novecento e oltre); ecc. ecc.  Ho menzionato solo alcuni dei corsi, omettendo quelli sulla lingua italiana che, in effetti, rappresentano la grande maggioranza e sui quali avrò modo di soffermarmi nei prossimi Linguai.  
A Middlebury, insomma, in estate si respira un’aria cosmopolita, e fa un certo effetto, mentre si cammina nel campus, sentire parlare tante lingue diverse (mi fa piacere notare che vi predomina l’italiano): un effetto che è “spiazzante” ma, al contempo, estremamente affascinante…  Ma di questo (e di altro) parlerò nei prossimi articoli.
 

(Continua)

Luigi Fontanella